Il Cinema italiano piange Libero De Rienzo

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libero de rienzo

Aveva solo 44 anni, Libero De Rienzo. Era una persona speciale Picchio, come lo chiamavano i colleghi e gli amici. Un artista lontano dai cliché, intellettuale ma genuino, sensibile e coerente con sé stesso, severo nel rispetto delle proprie idee. Un uomo integro, una persona dai compromessi impossibili. Ma anche un buono, un malinconico che ben si nascondeva in un sorriso che sapeva di gentilezza, di cortesia e semplicità d’animo.

 Napoletano di nascita, romano di adozione, esordisce in un paio di produzioni indipendenti agli inizi degli anni 2000 (Gioco con la morte del regista Maurizio Longhi e Fat Girl di Catherine Breillat). Il successo arriva subito dopo, quando conquista il David di Donatello, quale migliore attore non protagonista, nel film di Marco Ponti “Santa Maradona”. Film entrato da subito nelle simpatie dei giovanissimi dell’epoca attraverso le battute ironiche di Bart, un autentico cult. Poi una pausa, per così dire, quasi inaspettata, fino al 2005, quando si cimenta (unica volta) come regista nel film “Sangue-La morte non esiste”, con un tema delicato, come l’incesto, che lo porterà a concludere: “non tutti l’hanno capito”. [pa1] Poi, nel 2009, forse l’interpretazione migliore. In “Fortapasc”, scritto da Andrea Purgatori e diretto da Marco Risi, si cala alla perfezione nei panni di Giancarlo Siani, il cronista de Il Mattino ammazzato dalla camorra nell’85.

Recita alla perfezione, Libero, quasi obbligato a ben raccontare la cruda realtà che attanaglia la sua città natale. I registi emergenti lo vogliono tutti. Cotroneo nel suo La kryptonite nella borsa, Valeria Golino in Miele e Giorgia Farina per Ho ucciso Napoleone. Poi arriva Smetto quando voglio. E Sidney Sibilia lo vuole in tutti e tre i film della saga. Interpreterà alla grande il personaggio immaginario di Bartolomeo Bonelli. È stato anche “Antonio” nel film biografico su Pasolini La macchinazione al fianco di Massimo Ranieri.

E ancora, una appassionata interpretazione di un ragazzo della periferia romana, nella prima regia di Marco Bocci, A Tor Bella Monaca non piove mai. Stefano Sardo è stato l’ultimo regista a dirigerlo in Una relazione, film che non è ancora uscito nelle sale. Libero lascia la moglie e due bimbi piccoli. Ma anche un enorme sconforto tra i colleghi artisti. Oltre al dolore della gente comune che lo ha ammirato sul grande schermo.

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