Primeggia al Festival di Cannes il film di Sabina Guzzanti dal titolo “Draquila,. L’Italia che trema”, il documentario uori gara sulla città abruzzese colpita dal terremoto del 6 Aprile 2009. Oggi, dopo il successo a Cannes, la pellicola della Guzzanti approda nelle sale cinematografiche.
Al centro delle polemiche, Draquila è «Una riflessione sulla deriva autoritaria italiana», come spiega la regista Sabina Guzzanti. La denuncia va da Guido Bertolaso, capo della protezione civile, passando, poi, per il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, poiché, secondo la Guzzanti, non hanno fatto il possibile per gli abitanti aquilani e per la stessa città. La Guzzanti parla della sua verità, contrapposta a quella che il versante politico ci offre: la Guzzanti si reca presso i luoghi colpiti dal sisma, raccoglie, per circa nove mesi, tutto il materiale che le occorre per montare su il film-documentario che vanta ben 700 ore di registrazione.
Oltre alla facciata politica, Sabina Guzzanti ci mostra, nella sua pellicola, l’umanità e la speranza di voler ricominciare a tutti i costi dei comuni abruzzesi, innamorati delle loro terre e fieri di appartenervi, tenaci in tutto e per tutto al fine di contribuire alla ripresa della regione e, soprattutto, dei comuni nei pressi dell’Aquila, compresa L’Aquila stessa. Una sorta di sfida, una esigenza, un bisogno, un voltare pagina. La Guzzanti è riuscita a filmare tutto questo, è riuscita a dare delle immagini alle emozioni e ai sentimenti della popolazione abruzzese, degli stessi terremotati che hanno passato i loro momenti più difficili nelle tendopoli o negli alberghi sulla costa.
Non solo commenti politici, dunque, nel film-documentario Draquila. L’Italia che trema, ma anche tanta storia, la vera storia che passa attraverso i filtri cinematografici di Sabina Guzzanti.
Torna sui grandi schermi la grande firma di Giuseppe Tornatore. Si chiama Baarìa il nuovo film del regista che, tanto attaccato alla sua splendida terra proietta, sul grande schermo, un omaggio al cinema dei passato.
La storia è ambientata in Sicilia, terra di antichi sapori, di grandi passioni e storie. Tra le tante, trova spazio la storia di una di quelle famiglie siciliane del popolino. Il periodo è quello del Fascismo, intorno agli anni ’30, epoca di grandi cambiamenti, di vite vissute e di cinema. La storia si protrae fino agli anni ’80, con grandi e sostanziali cambiamenti.
Cicco è un pastore appassionato di letteratura epica e, sin da bambino, si differenziava dai suoi coetanei per il suo spirito contestatore. Durante la guerra cresce suo figlio Peppino, il quale, ancora giovanotto, entra a far parte del Partito Comunista diventandone esponente di spicco a livello locale. Lo stesso, riesce a sposare, nonostante le controversie della famiglia di lei, Mannina, futura mamma dei loro numerosi bambini, da tutti etichettati come i “figli del comunista”.
Questo il cast: Francesco Scianna, Margareth Madè, Nicole Grimaudo, Angela Molina, Lina Sastri, Salvatore Ficarra, Valentino Picone, Gaetano Aronica, Alfio Sorbello, Luigi Lo Cascio, Enrico Lo Verso, Nino Frassica, Laura Chiatti, Michele Placido, Vincenzo Salemme, Giorgio Faletti, Corrado Fortuna, Paolo Briguglia, Tony Sperandeo, Monica Bellucci, Leo Gullotta, Franco Scaldati, Gabriele Lavia, Raoul Bova, Luigi Maria Burruano, Aldo Baglio, Elena Russo, Beppe Fiorello, Marcello Mazzarella, Donatella Finocchiaro, Sebastiano Lo Monaco.
Baarìa, un grande colosso del cinema Tornatore, nonché italiano, con i temi classici della commedia italiana, si concentra su una fetta ben precisa della popolazione siciliana: il popolino. E’ lui il vero protagonista del cinema di Tornatore che, attraverso contrasti accesi, cerca di trasmettere al pubblico del grande schermo una realtà che, seppur temporalmente appartiene a cronologie passate, non passa nel dimenticatoio, non si dimentica, ma si vive ancora, giorno per giorno in noi.
A fare questo splendido encomio alla Sicilia non poteva che essere un grande artista del calibro di Tornatore.