Federico Moccia nasce a Roma nel 1963 e debutta come scrittore e autore di testi per lo spettacolo. Figlio del celebre artista Giuseppe Moccia, meglio conosciuto come Pipolo, Moccia segue le orme del padre fino ad esordire nel mondo del cinema con “Attila flagello di Dio” nei panni di aiuto regista.
Era il 1987 quando Federico cerca di farcela da solo con “Palla al centro”, film completamente passato inosservato sul grande schermo e passato, così, in TV. L’anno seguente, Moccia ritenta la sorte con “Classe mista 3A” scritto e diretto dallo stesso con la partecipazione di Paolo Bonolis. Anche questo si rivela presto un fiasco.
Demoralizzato e privo di speranze per progetti futuri nel vasto scenario del cinema, si dedica completamente al lavoro in TV partecipando sia come regista che come sceneggiarore al progetto di “College”, telefilm con Federica Moro.
Siamo nel 1992 quando Federico Moccia decide di impegnarsi in un nuovo progetto, rischiando tutto quello che ha, le sue energie, il suo essere regista, pur di inondare il grande schermo. Il nuovo progetto si chiama “Tre metri sopra il cielo”, romanzo d’amore e di vite quotidiane dove c’è tutto quello che caratterizza le nostre abitudini quotidiane, dalle banalità più estreme alle passioni più esclusive. Ci mette tutto se stesso in questo nuovo lavoro, amore e dedizione ma anche tanta rabbia per le sconfitte precedenti, per la fatica che credeva di aver regalato al vento. Ma Federico, mentre era alle prese del suo nuovo lavoro, non avrebbe mai immaginato che da quel progetto sarebbe diventato un colosso del cinema, che qualsiasi cosa scritta da lui sarebbe diventato un best seller, un cult per i più giovani, un successo tanto nelle librerie quanto nelle grandi sali di tutta Italia. Un successo che attendeva Moccia dietro l’angolo, un successo che, di certo, non è piovuto dal cielo.
Respinto dagli editori, Moccia decide di pubblicare il libro a proprie spese presso un piccolo editore in poche migliaia di copie, subito esaurite. Circolato per anni in fotocopia nelle scuole superiori romane, Tre Metri Sopra il Cielo solo nel 2004 viene ripubblicato, in versione aggiornata e corretta, da Feltrinelli riscuotendo enorme successo, ottenendo anche riconoscimenti quali il Premio Torre di Castruccio, sezione Narrativa e Saggistica 2004, il Premio Insula Romana, sezione giovani adulti 2004.
Il successo del libro porta, l’anno dopo alla ripubblicazione dell’edizione del 1992 e ne determina anche una riduzione cinematografica con la regia dell’esordiente Luca Lucini e la perfetta interpretazione dell’attore Riccardo Scamarcio, riscuotendo altrettanto successo.
Dopo questo suo primo successo, Federico Moccia non lascia la penna nemmeno per un attimo. Da quel successo inaspettato, Moccia vola Tre Metri Sopra il Cielo e affolla le librerie dei suoi romanzi, a ruba tra i giovanissimi.
BIBLIOGRAFIA:
- Tre Metri Sopra il Cielo (Feltrinelli);
- Ho voglia di te (Feltrinelli);
- Scusa ma ti chiamo amore (Rizzoli);
- Cercasi Niki disperatamente (Rizzoli);
- La passeggiata (Corriere della Sera, Racconto);
- Diario di un sogno (Rizzoli);
- Amore 14 (Feltrinelli);
- Scusa ma ti voglio sposare (Rizzoli)
FILMOGRAFIA (regista, sceneggiatore, attore):
- Palla al centro;
- College (serie tv);
- Natura contro;
- Classe mista 3A;
- Tre Metri Sopra il Cielo;
- Ho Voglia di Te;
- Scusa ma ti chiamo amore;
- Amore 14;
- Scusa ma ti voglio sposare
Classe 1950, Gabriele Salvatores nasce a Napoli ed è un affermato regista della pellicola italiana. La sua infanzia è segnata dal trasferimento, con i suoi genitori, nella realtà metropolitana di Milano, dove si diploma presso il Liceo Beccaria. Si iscrive all’Accademia e nel 1972 fonda il Teatro dell’Elfo, dirigendo molti spettacoli d’avanguardia fino al 1989. In questo anno, appunto, gira il film Marrakech Express, cui segue nel ’90 Turné insieme a Diego Abatantuono, Fabrizio Bentivoglio e Laura Morante.
Nel 1991 giunge al grande successo con Mediterraneo, che gli valse il Premio Oscar come miglior film straniero, tre premi David di Donatello per il miglior film, il montaggio ed il suono, ed anche un nastro d’argento per la regia. Nel 1992 arriva Puerto Escondido che, incentrato sulle tematiche simili a quelle dei film precedenti, è tratto dal romanzo omonimo di Pino Cacucci. A fare da sfondo sono tratti peculiari come il viaggio e la fuga da una realtà difficile da comprendere, la nostalgia degli amici, l’importanza dei ricordi, tutti elementi caratterizzanti la sua infanzia, di certo, però, non precludono il suo talento artistico, come spesso la erroneamente la critica sa confondere.
Nel 2003 Salvatores dirige Io non ho paura tratto dal libro di Niccolò Ammaniti, pellicola che gli vale una nuova nomination all’Oscar e il Gattopardo d’oro. Nel 2005 si confronta per la prima volta con il genere nero in Quo vadis baby?, film tratto dall’omonimo romanzo di Grazia Verasani.
Monica Bellucci a Roma ma non al RomaFilmFest. La più bella attrice del nostro panorama cinematografico si rifiuta di calpestare il red carpet, lo stesso che inaugurò per la prima volta all’Auditorium: era il 2006 quando la bellissima Monica Bellucci, in abito rosso, calcò la passerella per presentare “N – Io e Napoleone” di Paolo Virzì. Lo scorso anno, per “L’uomo che ama” dell’amica Maria Sole Tognazzi, si presentò col focoso maritino Vincent Cassel: lui le mise una mano sul sedere dinanzi ai flash per ribadire: «È roba mia e non si tocca!».
Quest’anno lei, legatissima a Giuseppe Tornatore che la lanciò in “Malena”, scritto per lei, ha dato buca anche in Laguna. Pare non volesse dividere il red carpet con la giovane e bellissima modella Margareth Madè, ultima scoperta del premio Oscar.
Il successo non ha limiti quando a scendere in campo è un grande nome come quello di Giuseppe Tornatore, regista del grande schermo.
Nasce in Sicilia il 27 marzo 1956 e, sin dalla prima giovinezza, si dedica con passione all’attività di attore e regista, da una parte impratichendosi con la cinepresa filmando matrimoni, dall’altra mettendo in scena opere teatrali di grandi maestri come Pirandello e De Filippo. In un secondo momento, la sua attenzione si sposta verso la cinematografia. I suoi primi lavori, appartenenti al genere del documentario, ottengono già importanti riconoscimenti dalla critica e dal pubblico, tanto che sarà chiamato in RAI per la gestione di alcuni programmi.
Nel 1984 esordisce sul grande schermo grazie, oltre che alla bravura, anche alla collaborazione con Giuseppe Ferrara, insieme al quale realizza la pellicola de I Cento Giorni a Palermo. La strada del successo cinematografico, come per tutti i grandi registi, è lunga e tortuosa, ma Giuseppe non ha voglia di aspettare: nel 1986 esordisce con Il Camorrista, grande divulgazione sulla società malavitosa napoletana. Per l’occasione, Tornatore si aggiudica il Nastro d’Argento come miglior regista esordiente, nonché conferma dei consensi strappati gli anni precedenti dalla critica e dal pubblico, primo giudice di gara.
E’ il 1988 quando Giuseppe Tornatore diviene un nome importante, destinato a rimanere tra le grandi pagine della storia del cinema; il suo successo porta il nome di Nuovo Cienema Paradiso, frutto della collaborazione con il produttore Franco Cristalli. Inizialmente ignorato dal pubblico e arginato dalle difficoltà distributive persistenti di quegli anni in Italia, la pellicola si rilevò un grosso successo a Cannes e, l’anno successivo, non conosce ostacoli in termini di successo, fino ad aggiudicarsi l’Oscar come Miglior Film Straniero. Dopodiché, la pellicola viene distribuita e ottiene il giusto successo, non tanto per la vicenda in sé quanto, piuttosto, per le emozioni in grado di suscitare al grande pubblico. L’effetto sul grande pubblico vince qualsiasi scommessa per Tornatore.
Nel 1990 approda nelle sale cinematografiche Stanno tutti bene, storia di un padre siciliano che, partito alla ricerca dei suoi figli, gira e rigira tutto lo stivale. Riaffiora, in questa trama lo sguardo malinconico del regista, attraverso quello che è l’uomo della vecchia generazione , in una società disgregata e alienante.
Il 1994 arriva per il Tornatore poetico: in quest’anno, infatti, presenta a Cannes Una pura formalità, avente per protagonisti Gérard Depardieu, nel ruolo, quasi dantesco, del confuso e spaesato Onoff, precipitato in una vera e propria “selva oscura” e Roman Polanski, nel ruolo del Commissario di Polizia.
Appartenenti al 1995 sono: Lo schermo a tre punte, un documentario sulla Sicilia, e L’uomo delle stelle, storia di un talent scout disonesto e ciarlatano con il quale si aggiudicherà il David e un Nastro d’Argento.Nel 1998 vedrà la luce la trasposizione cinematografica dell’opera di Alessandro Baricco Novecento, La leggenda del pianista sull’oceano, con il quale ha ricevuto un David, un Ciak d’oro e ben due Nastri d’Argento. Nel 2000 è Malèna, avente per protagonista l’affascinante Monica Bellucci. Nel 2006 vede la luce La sconosciuta, che ancora una volta ottiene un grande successo di critica aggiudicandosi tre David.
Nel 2009 arriva Baaria, dedicato alla sua città natale, Bagheria, nonché un encomio alla sua bella e calda Sicilia.