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Ninja Assassin: vendette, sangue e amori non consumati

Ninja Assassin: vendette, sangue e amori non consumati

Posted on 13 dic 2009 at 11:00am

Raizo, educato fin da piccolo all’arte del combattimento ninja dallo spietato clan Ozunu, una volta raggiunta la maturità decide di ribellarsi al destino killer a pagamento per conto dei governi internazionali. Ma Raizo viene braccato dall’intera umanità, condannato a vivere nell’anonimato e nell’oscurità. Decide di aiutare Mika, poliziotta dell’Europol stanziata a Berlino per indagare sui legami tra questi ninja che nessuno ha mai visto e dei misteriosi omicidi. Con Mika, Raizo cercherà la sua vendetta.

Disobbedendo agli ordini dei suoi superiori, Mika scopre negli archivi dei servizi segreti la verità su alcune uccisioni celebri; divenendo, così, un bersaglio per il Clan Ozunu, che invia il letale Takeshi per costringerla al silenzio. A salvarla interviene Raizo, scatenando una guerra senza esclusione di colpi tra lui ed il Clan.

Il film, per la regia di James McTeigue, cerca una dimensione estetica, punta all coolness dei suoi personaggi maledetti, rubando soluzioni ma con rispetto. Il finale rispecchia sostanzialemente quella che è la filosofia orientale in una matrice occidentale, facendo ritrovare al protagonista quell’orgoglio di giustizia che mai avuto nella propria patria, terra di frustrate, sangue, vendette e amori non consumati. Il mondo occidentale offre a Raizo, protagonista della pellicola di Mc Teigue, una nuova opportunità di vita, diversa e migliore, forse, di quella vita vissuta nell’altro pezzo di mondo.

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Titanic - un colossal pluripremiato

Titanic – un colossal pluripremiato

Posted on 10 ott 2009 at 6:29pm

Terza versione cinematografica della tragedia del transatlantico Titanic, nave inglese da record inabissatasi nell’Atlantico la notte del 15 Aprile del 1912 a seguito di una collisione con un iceberg. Il regista canadese James Cameron (1954) ha rievocato la tragedia in 3 ore e 14 minuti di cui poco più di un’ora riguarda l’affondamento. Il resto, è riservato agli eventi iniziali e a quello che ne è stato successivamente, con un prologo nel regno dei morti, a 4000 metri di profondità oceanica nel 1996 e un epilogo in paradiso, entrambi di carattere onirico, ma in modo diverso.

Il primo film prodotto sulla sciagura del transatlantico inglese si intitolava “Titanic” ed è stato diretto da Jean Negulesco nel 1953, in bianco e nero, per una durata di 98′. La seconda pellicola si intitolava “Titanic, latitudine 41 Nord”, di Ward Baker, un bianco e nero di 123′ prodotto in Gran Bretagna nel 1958. Tuttora ritenuti dalla critica cinematografica  due film di ottima annata, la prima pellicola di Negulesco ha vinto anche un oscar per la miglior sceneggiatura. Oltre ai colossi trasmessi sui grandi schermi del cinema, tanti sono stati stati, e di difficile catalogazione, i film sul Titanic girati per le televisioni, di gran lunga meno spettacolari e suggestivi in quanto i budget erano estremamente ridotti.

La trama del film è essenzialmente incentrata su Jack Dawson (Leonardo di Caprio) e Rose De Witt (Kate Winslet), due giovani innamorati ma appartenenti a due mondi completamente diversi. Jack è un proletario imbarcatosi sul Titanic con la vincita incassata ad una partita di poker, Rose è una deliziosa aristocratica in preda a crisi esistenziali riguardanti l’appartenenza alla sua classe sociale, ai vizi dei ricchi, vecchi e nuovi, allo sdegno del falso amore che la teneva forzatamente al fianco di Caledon ‘Cal’ Hockley (Billy Zane).

Sostanzialmente, il Titanic di Cameron si compone di un proemio, una parte centrale e, per chiudere, un epilogo. La parte centrale è articolata in due parti principali e cioè la prima in cui viene messa in scena la storia d’amore dei due giovani Jack e Rose; la seconda, cupa, triste ed emozionante, invece, lascia ampio spazio all’intera vicenda del Titanic. L’epilogo di questa splendida pellicola, si concentra sull’affondamento del Titanic, al quale Cameron ha voluto dedicare 90’ di emozionanti scene, rese esclusive dalla presenza di effetti speciali che lasciano incantato qualsiasi spettatore che vi si accosti alla storia.

In questa splendida pellicola, Cameron vi fonde il melodramma, il catastrofico e l’epico nel contesto della rigorosa cronaca di una tragedia colposa, indicando gli errori tecnici, le responsabilità umane, le smanie da prima pagina, le viltà, la divisione in classi, prestandosi, così, a molteplici iter narrativi: il politico, il sociale, lo storico, il simbolico, il filmico, il metacinematografico, il tecnologico.

L’intera scenografia è accompagnata dalla romantica “My Heart Will Go On” di Celine Dion, colonna sonora del film. Undici premi Oscar, incluso quello come miglior film, e un incasso di 1.800 milioni di dollari in tutto il mondo hanno fatto del Titanic di Cameron un successo senza eguali nella storia del cinema. Costato complessivamente 270 milioni di dollari, il Titanic di Cameron è risultato il più ambizioso dei tre film prodotti ma non è stato ribattezzato come il migliore in assoluto dalla critica critica anche se, grazie agli incassi da record, ha strappato dal pubblico i meritati applausi.

Senza ombra di dubbio, il Titanic di Cameron è uno dei primati per i 200 milioni di dollari di costo, per il sovraccosto, per gli incassi, per gli 11 Oscar: film, regia, fotografia (Russell Carpenter), scene (Peter Lamont, Michael Ford), costumi (Deborah Lynn Scott), montaggio (Conrad Buff, J. Cameron, Richard A. Harris), musiche (James Horner), suono, effetti sonori, effetti speciali visivi, canzone (My Heart Will Go on, cantata da Céline Dion). K. Winslet doppiata da Chiara Colizzi, L. DiCaprio da Francesco Pezzulli.

Zemanlandia di Giuseppe Sansonna

Zemanlandia di Giuseppe Sansonna

Posted on 03 ott 2009 at 5:50pm

Zemanlandia è un appassionante documentario sulla squadra del Foggia e il suo Zdenek Zeman. Per la regia di Giuseppe Sansonna, il film/documentario ripercorre ripercorre la storia del grande Foggia Calcio.

All’inizio degli anni Novanta, una squadra di provincia entra a far parte della serie A sconvolgendo qualsiasi pronostico italiano. Un mucchio di sconosciuti, reclutati per un tozzo di pane nelle serie minori, vengono allenati da Zeman. Gli squadroni costati miliardi cominciano a sudare freddo e tremare dalla paura dei loro avversari. E’ la storia del Foggia, che incassa una serie di vittorie, goal, appassionando tutto il mondo del calcio, divertendo i loro tifosi.

Zeman spiazza la stampa sportiva con pause interminabili e risposte impassibili; sottopone i giocatori a fatiche disumane, fatte di esercizi estenuanti per dar loro il giusti allenamento che in campo potrà renderli unici: i begnamini della platea sportiva.

Il tormento dei calciatori si riscatta nella bolgia del piccolo Stadio Zaccheria, punto di ritrovo dei tifosi foggiani la domenica pomeriggio. Tutti i sogni, all’improvviso vengono infranti: la Uefa sfuma all’ultima giornata, esce di scena il presidente Casillo, Zeman è ormai proiettato verso la Capitale mentre la sua squadra, il Foggia, resta sola in un angolo. Si spengono i riflettori, amarezza nei volti dei giocatori, lo Stadio Zaccheria ha smesso di sognare, di volare insieme al Foggia di Zeman.

Nasceranno altre Zemanlandie, ma quella del Foggia rimarrà nei secoli la più sorprendente. Il documentario ripercorre le vicende del Foggia Calcio dando la parola ai protagonisti di allora: Zeman, Casillo, Pavone, Altamura, Signori, Rambaudi, Di Biagio, i tifosi e tanti altri.

La pellicola contiene anche l’intervista più lunga mai rilasciata dall’allenatore Zeman, sempre parco di parole ma non di argomenti. Si narra di una cena con Luciano Moggi, del corteggiamento dell’Inter, del rapporto con i tifosi pugliesi. Oggi, dopo qualche esperienza infelice, Zeman guarda gli altri giocare. Perché?

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Videocracy - Basta Apparire

Videocracy – Basta Apparire

Posted on 02 ott 2009 at 8:34pm

Prodotta dalla Atmo AB di Gandini e Tarik Saleh, in collaborazione con la Zentropa di Lars von Trier, Videocracy non è un documentario politico e militante ma un lavoro emotivo, «ispirato dal cinema di Antonioni», con la tesi secondo cui in Italia il potere va al di sopra di tutto.

A partire dalla trasmissione di uno strip casalingo di una delle prime televisioni private, affronta il tema della televisione in Italia grazie al materiale reperito da repertori, interviste esclusive a Lele Mora e a Fabrizio Corona, intrecciandosi con la storia di un giovane fortemente intenzionato a diventare il numero uno della televisione. Un’Italia che passa da un reality a un talent show, un’Italia fatta di tronisti, veline e sogni privati per il piccolo schermo. Il tutto è finalizzato a inquadrare il bestiario televisivo italiano per rintracciare la genealogia del nostro sistema politico che, da oltre trent’anni, ha dei tratti ben definiti, una carta d’identità tutta sua: Silvio Berlusconi.

Definito da Gandini «Il presidente prima della televisione poi di tutto», Silvio Berlusconi è al centro di lunghi dibattiti, di certo non nati oggi, non morti domani.

«L’Italia non è più divisa tra destra e sinistra, ma tra chi è una celebrity televisiva e chi no», ha detto Erik Gandini, il regista italiano trapiantato in Svezia che ha portato alla Mostra di Venezia l’attesissimo Videocracy, evento speciale in collaborazione tra la Settimana della Critica e le Giornate degli Autori, e ora in sala con Fandango.

« fun is not fun anymore», dice il regista di Videocracy: un giorno la festa sarà finita. La bella Italia del Presidente è una patria dei liberi concedimenti: Mora ci presenta le proprie creature, tronisti palestrati nel dolce far niente della sua villa in Costa Azzurra, rimpiange che Berlusconi non sia come Mussolini e ci fa ascoltare le canzoni fasciste dal suo telefonino, mentre Corona pontifica, sguinzaglia i suoi paparazzi dietro il vip di turno, fa ospitate in discoteca, in cui il vuoto e il nulla gli coprono il viso, e si mostra nudo e compiaciuto sotto la doccia.

Solo lui, Silvio Berlusconi, ha dominato la scena italiana per oltre un trentennio ed ha assemblato al meglio politica e il fare televisione, ma non solo. Tutto è connesso, come l’apparire, per esempio, nonché la formula magica per il buon oratore politico e per l’impeccabile show man. Questi i suoi argomenti che hanno influenzato la nostra televisione commerciale in Italia.

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