Ha sempre raccontato di essere sempre stato attratto dal teatro sin da piccolo, ma il suo vero amore per il cinema è nato grazie ad un importante regista e attore italiano.
L’attore statunitense Edward Norton ha preso parte al Giffoni Film Festival ed ha rivelato la sua forte emozione nel trovarsi a stretto contatto con un pubblico più giovane: “Un festival votato a insegnare cinema ai ragazzi è importantissimo. Io amo parlare con loro per capire come vedono il mondo”.
Ricordando le sue passioni in tenera età, Norton ha poi rivelato la sua passione per De Sica: “Quando ero piccolo sono stato fortunato perché ho visto ‘Ladri di biciclette’, da cui è nato il mio amore per il cinema”.
Ma a stregare il 42enne attore, giunto al Giffoni Film Festival per ricevere il Premio Truffaut, è stato anche il maestro Federico Fellini: “Io sono stato un ragazzo fortunato: i miei genitori mi hanno indirizzato verso il cinema d’autore. Ho apprezzato molti registi italiani proprio come De Sica e Fellini”.
Alessandra Battistini
Non si fa altro che parlare di film di Natale usciti al cinema, i “cinepanettoni”, così come sono stati ribattezzati. Tra questi, uno dei protagonisti incontrastati è Christian De Sica, che ogni anno riesce a conquistare e portare al cinema moltissimi italiani in occasione delle feste.
La maggior parte dei giornalisti e dei media in generale hanno criticato questi film, ma piacciono o no? I dati certi sono i guadagni ottenuti dal film, che fino ad ora pare sia arrivato a 3 milioni di euro, di certo il merito è del cast scelto dal regista Neri Parenti e soprattutto della produzione firmata De Laurentis.
“Ma la causa principale del successo è l’amore reciproco che mi lega al pubblico”, dice De Sica.
Le polemiche in questi giorni sono nate perché la produzione del film ha compiuto il suo azzardo, richiedendo il finanziamento pubblico, facendo poi diventare quindi la pellicola come un film d’essai.
“A parte che il ministro Bondi ha chiarito che non è proprio così, è evidente che definire “Natale a Beverly Hills” un film d’essai è una sciocchezza. Se il produttore ha chiesto soldi presentandolo come tale, ha sbagliato. I film di cassetta non hanno bisogno di finanziamenti pubblici. Se ho capito bene, però, non si tratta di aiuti ma di un credito d’imposta sugli incassi, da reinvestire in film artisticamente più complessi. Perché, vede, il famigerato cinepanettone mantiene l’intero cinema italiano. Mi rendo conto che è un po’ cafone dirlo. Però è un dato di fatto. A parte un paio di capolavori, il resto dei film raffinati fa incassi penosi. Le opere dei registi e degli attori premiati dalla critica non le va a vedere nessuno”, ha replicato De Sica.
E’ facile ricordarla nel magnifico ruolo di Bernadette, quando ottenne anche un Oscar, nel 1943; all’epoca Jennifer Jones aveva solo 24 anni. Ma quando la Soubirous ebbe l’apparizione della Signora nella grotta di Massabielle, di anni ne aveva 14. Questo è uno dei numerosi paradossi che hanno da sempre contraddistinto la Jones e la sua carriera: vi basta pensare a “Duello al sole” girato quando di anni ne ebbe 27, pronta a sedurre tutti con quei suoi occhi magici e di fuoco; vi era ben poco di quell’attrice che qualche anno prima donò la sua fisicità per dar vita al personaggio di Bernadette.
Aveva 90 anni, l’ultima della sua generazione, quando le dive del grande cinema americano erano la Garbo, la Hepburn e la Dietrich. E’ stata un’attrice brava e particolarmente bella, “coetanea” di grandi nomi come per esempio Rita Hayworth e Ava Gardner.
Nel film “L’amore è una cosa meravigliosa” conobbe William Holden ed insieme rappresentarono la coppia più famosa di tutta la storia del cinema.
La Jones era figlia di persone che già vivevano nel mondo dello spettacolo e si ritrovò catapultata nel mondo di Hollywood quando ancora era molto giovane. La sua bellezza fece innamorare chiunque, anche il produttore David Selznick (Via col vento); ma la sua carriera non è finita qui.
E’ stata anche la trasgressiva Emma in “Madame Bovary”, la malata di mente Nicole in “Tenera è la notte” e non possiamo dimenticarla in “Stazione Termini” di De Sica.