Dopo l’esperienza con Pupi Avati nel film “Il figlio più piccolo” dove per la sua primissima volta si é cimentato con un ruolo drammatico, ora Christian De Sica sogna in grande, con la voglia di dimostrare il suo talento poliedrico, stanco di essere considerato solo un “fenomeno da cinepanettoni“, anche se é grazie a quel tipo di film che si é fatto conoscere.
“Devo tutto ai cinepanettoni: non avrei fatto teatro, non avrei scritto il libro. Se qualcosa funziona, lo sport nazionale è distruggerla. In alcuni film c’era qualche parolaccia, in altri meno, ma raccontiamo il Paese con la volgarità che ci circonda. Trovo meno volgare un ‘vaffa’ che le povere ragazze mezze nude in tv”, ha spiegato il figlio d’arte.
Di recente Christian ha avuto modo di lavorare sul set di “The tourist”, affiancando un grande attore di Hollywood, il bel Johnny Deep che si é rivelato essere una piacevole persona: “E’ una persona gentile, alla mano, simpatica. Abbiamo legato subito, ci siamo andati a prendere un caffè. Una persona di un’umiltà, una gentilezza. Non vive come una star di Hollywood”.
Nel film De Sica interpreta un poliziotto con il compito di arrestare Depp, coinvolto in un complotto di spionaggio.
E trovandosi in vena di critiche, De Sica parla anche del comportamento di Bondi nei confronti del polverone causato da quanto successo al Festival di Cannes.
“Il ministro doveva rappresentare l’Italia, abbiamo fatto una figura di m… Di marketing i politici non capiscono niente. Elio Germano è un talento”.
Alessandra Battistini
“Il figlio più piccolo” è l’ultima fatica di Pupi Avati, nelle sale dal 19 febbraio e potrà contare sulla straordinaria Laura Morante, Luca Zingaretti e Nicola Nocella. Ma tra loro si aggiunge anche il “comico” Christian De Sica per la prima volta in un ruolo del genere, lontano dalle solite commediole di Natale.
“Non ho mai fatto un cinema di denuncia ma questa volta mi sono sentito costretto a guardare a un presente che è diventato sempre più indecente. Non parlo solo della politica, ma in tutti gli ambiti la volgarità e la scorrettezza che ci sono oggi nel nostro Paese mi hanno fatto come insorgere e tentare di ricandidare l’innocenza, quella più cogliona, disarmante come aveva Nik Novecento”, spiega il regista.
Il film racconta della Bologna nel 1992, quando i due protagonisti (Morante e De Sica) si sposano avendo già avuto 2 bambini. I figli cresceranno con un padre lontano, odiandolo e non provando rispetto per lui che ha preferito seguire la sua via piuttosto che stare al fianco della loro madre. Ma De Sica tornerà in scena proprio per cercare di mettersi in contatto con il figlio più piccolo (interpretato da Nicola Nocella).
Christian De Sica è onorato, commosso per la possibilità che gli è stata concessa e con il suo nuovo film ha anche modo di ricordare suo padre: “Il cinema di Pupi Avati mi ricorda quello che faceva mio padre. E, tra l’altro, Avati è ingenuo e timido proprio come mio padre. Devo dire che quando mi sono trovato a lavorare con Laura Morante ero piuttosto timido anch’io, pensando che lei era un’attrice di Moretti, ma poi è andato tutto bene. Comunque mio padre sarebbe molto contento di questo ruolo”.
Alessandra Battistini
Non si fa altro che parlare di film di Natale usciti al cinema, i “cinepanettoni”, così come sono stati ribattezzati. Tra questi, uno dei protagonisti incontrastati è Christian De Sica, che ogni anno riesce a conquistare e portare al cinema moltissimi italiani in occasione delle feste.
La maggior parte dei giornalisti e dei media in generale hanno criticato questi film, ma piacciono o no? I dati certi sono i guadagni ottenuti dal film, che fino ad ora pare sia arrivato a 3 milioni di euro, di certo il merito è del cast scelto dal regista Neri Parenti e soprattutto della produzione firmata De Laurentis.
“Ma la causa principale del successo è l’amore reciproco che mi lega al pubblico”, dice De Sica.
Le polemiche in questi giorni sono nate perché la produzione del film ha compiuto il suo azzardo, richiedendo il finanziamento pubblico, facendo poi diventare quindi la pellicola come un film d’essai.
“A parte che il ministro Bondi ha chiarito che non è proprio così, è evidente che definire “Natale a Beverly Hills” un film d’essai è una sciocchezza. Se il produttore ha chiesto soldi presentandolo come tale, ha sbagliato. I film di cassetta non hanno bisogno di finanziamenti pubblici. Se ho capito bene, però, non si tratta di aiuti ma di un credito d’imposta sugli incassi, da reinvestire in film artisticamente più complessi. Perché, vede, il famigerato cinepanettone mantiene l’intero cinema italiano. Mi rendo conto che è un po’ cafone dirlo. Però è un dato di fatto. A parte un paio di capolavori, il resto dei film raffinati fa incassi penosi. Le opere dei registi e degli attori premiati dalla critica non le va a vedere nessuno”, ha replicato De Sica.
Ormai è una tradizione annuale alla quale non si scappa: perché proprio per tradizione a Natale si guardano film di Natale, niente di troppo impegnato insomma.
Primo su tutti il film prodotto da De Laurentiis, “Natale a Beverly Hills” di Neri Parenti, con il protagonista per eccellenza Christian De Sica (26 film natalizi su 26), Sabrina Ferilli, Massimo Ghini, Michela Quattociocche, Paolo Conticini, Michelle Hunziker, Alessandro Gassman e Gianmarco Tognazzi.
Il tema che prevale a Natale però è l’amore, non solo in questo film, ma anche nell’ultimo lavoro di Leonardo Pieraccioni, “Io e Marilyn”, la risposta Medusa di quest’anno al cinepanettone. Anche qui ricco il cast con Pieraccioni, Biagio Izzo, Barbara Tabita, Marta Gastini, Massimo Ceccherini, Luca Laurenti, Francesco Guccini, Rocco Papaleo e Suzie Kennedy, la sosia della diva di “A qualcuno piace caldo”.
Per i più piccoli invece arriva una storia d’amore animata, la fiaba “La principessa e il ranocchio”, con la prima principessa afroamericana della Disney.
Per il 3D arriva “Astro Boy”, il film di David Bowers, ambientato nella futuristica Metro City, si narra la storia di un giovane robot con poteri incredibili, il film può inoltre contare sul doppiaggio italiano di Silvio Muccino, Carolina Crescentini e il Trio Medusa.
E per finire una storia ambientata a Tunisi nel lontano 1942, con il film “Il canto delle spose”, di Karin Albou.
Direttamente da Montecarlo, dove si sta svolgendo il Film Festival della commedia, Lino Banfi, appena uscito dal successone tv del “Medico in Famiglia” giunto alla sesta edizione, parla in merito alla nostra classica commedia all’italiana: “La commedia italiana sembra ferita ma in realtà non lo é”.
“Io faccio pochi film ma credo che la nostra commedia abbia bisogno solo di qualcuno che la fasci da alcune piccole ferite. La commedia c’e’ e ci sono anche dei bravi attori che la sanno fare”.
Proprio durante il Festival, Banfi è stato anche premiato alla carriera: “Essere premiato alla carriera, significa che si sta diventando un po’ vecchi”.
Il Film Festival della commedia di Montecarlo è gestito dalla supervisione artistica di Mario Monicelli che Banfi conosce molto bene.
“Tutte le volte che ci vediamo mi fa un complimento bellissimo. Mi dice che io sono come Alberto Sordi: non recito, sono Banfi nella vita come sullo schermo e questo e’ importante”.
A Montecarlo l’attore incontrerà anche Christian De Sica e Massimo Ghini, rispettivamente presidente e membro della giuria del Festival, oltre a Neri Parenti che domani riceverà un premio alla carriera.
“Li adoro tutti sono amici miei. Ho lavorato con tutti e mi auguro che ciò accada in futuro”.