Nell’inverno del 1999, due studenti, Camilla (Isabella Ragonese) e Silvestro (Michele Riondino), si conoscono su un vaporetto. Lui fa di tutto per essere notato e lei decide di ospitarlo per una notte nel nuovo appartamento preso su una piccola isola della laguna veneziana. Per entrambi è l’inizio di una nuova avventura: da quel momento in poi, si perdono e si ritrovano, ogni volta in inverno.
Una storia piena di passione e gelosia quella tra Camilla e Silvestro, che in dieci quadri, caratterizzati da sfondi funzionali e mai banali, come la nostalgica umidità veneziana, il bianco glaciale di Mosca, vede la luce di un rapporto che sempre di più prende forma, di pari passo alla crescita interiore dei due protagonisti.
I dieci inverni sono le stagioni necessarie per completare parte del loro percorso; si passerà dalla tenera ingenuità dei diciotto anni alla disillusione dei trenta. Il regista, Valerio Mieli, ha saputo mettere in scena una storia che sa raccontare il percorso di un individuo, il contatto tra due persone così lontane e così desiderose di evolversi. Il film è immortalato dalla ballata di Vinicio Capossela, “Parla Piano”, colonna sonora del film.
Raizo, educato fin da piccolo all’arte del combattimento ninja dallo spietato clan Ozunu, una volta raggiunta la maturità decide di ribellarsi al destino killer a pagamento per conto dei governi internazionali. Ma Raizo viene braccato dall’intera umanità, condannato a vivere nell’anonimato e nell’oscurità. Decide di aiutare Mika, poliziotta dell’Europol stanziata a Berlino per indagare sui legami tra questi ninja che nessuno ha mai visto e dei misteriosi omicidi. Con Mika, Raizo cercherà la sua vendetta.
Disobbedendo agli ordini dei suoi superiori, Mika scopre negli archivi dei servizi segreti la verità su alcune uccisioni celebri; divenendo, così, un bersaglio per il Clan Ozunu, che invia il letale Takeshi per costringerla al silenzio. A salvarla interviene Raizo, scatenando una guerra senza esclusione di colpi tra lui ed il Clan.
Il film, per la regia di James McTeigue, cerca una dimensione estetica, punta all coolness dei suoi personaggi maledetti, rubando soluzioni ma con rispetto. Il finale rispecchia sostanzialemente quella che è la filosofia orientale in una matrice occidentale, facendo ritrovare al protagonista quell’orgoglio di giustizia che mai avuto nella propria patria, terra di frustrate, sangue, vendette e amori non consumati. Il mondo occidentale offre a Raizo, protagonista della pellicola di Mc Teigue, una nuova opportunità di vita, diversa e migliore, forse, di quella vita vissuta nell’altro pezzo di mondo.
Jennifer’s body è il film di Karyn Kusama, uscito negli States a Settembre, che sta per sbarcare in Italia. Mancano solo pochi giorni alla data: il 10 Dicembre Jennifer’s body arriverà in tutte le sale cinematografiche del nostro territorio, distribuito da Fox. Jennifer è un’attraente cheerleader mentre Needy è una timida nerd che frequenta il suo primo amore, Chip un geek carino e sensibile.
Jennifer accompagnata al bar da Needy spera di conquistare il cantante di un gruppo indipendente ma il piano va letteralmente in fumo: un incendio distrugge tutto. Tra i sopravvissuti c’è Jennifer abbastanza stordita e confusa, salvata dai membri della band che la portano nel loro furgone. Mentre la piccola cittadina affronta la tragedia, Jennifer riappare con una fame insaziabile della carne succulenta dei suoi ammiratori. Scoperta la trasformazione diabolica dell’amica Needy decide di salvare la città e il ballo scolastico prima che diventi il buffet del sanguinario demone che ha preso possesso del corpo di Jennifer. Premio Oscar per Juno, la pellicola che racconta la vicenda di una ragazza tra sangue e sesso sembra essere stata snobbata dal pubblico americano.
Francesca è il nuovo film di Bobby Paunescu in tutte le sale cinematografiche dal 27 Novembre. E’ la storia di una giovane maestra di Bucarest, Francesca appunto, che decide di partire per l’Italia dove, dopo alcuni mesi trascorsi come badante, apre un asilo per bambini connazionali. Francesca trascorre le ultime giornate alla ricerca del denaro che serve per realizzare il suo progetto; amici e parenti cercano di dissuaderla dal suo obiettivo, perché spaventati per il suo futuro con un fidanzato, in contatto con una banda di malfattori, nei guai per un debito mai restituito.
Francesca è un melodramma del cinema romeno che mette in scena una vicenda che fa pensare, riflettere a fondo, che fa parlare e riparlare. I veri protagonisti sono i grandi temi di attualità, oggi tanto dibattuti, come l’immigrazione, il rapporto (o contrapposizione) tra italiani e romeni (o degli extracomunitari in genere).
Quel celebre ritratto è ora in tutte le sale italiane. L’opera letteraria scritta da Oscar Wilde nel 1890, quando la sua fama raggiunse i più alti livelli di concretezza, ora diventa una pellicola, resa pubblica in tutte le sale cimetografiche italiane. Dorian Gray di Oliver Parker è un successo preannunciato. Il regista ha riportato sullo schermo altre opere di Wilde anni fa, come “Un marito ideale” e “L’importanza di chiamarsi Ernesto”. Evitando la strada del melodramma, Oliver Parker questa volta si ispira al grande amore di Oscar Wilde, Lord Alfred Douglas.
Dorian Gray è un giovane signore londinese appartenente alla society di fine Ottocento. E’ un ragazzo simpatico, carino e affabile; il destino avverso, però, mette al suo fianco Henry Wotton, un cinico aristocratico che disprezza le regole della società vittoriana. Entrambi dividono gli esseri umani in maschi e femmine, buoni e cattivi. Per lui (e per Wilde) l’unica distinzione è tra belli e brutti.
Basil Hallward, l’amico pittore di Dorian colui che nutre più di una amicizia nei confronti del giovane, esegue per il suo “amato”un meraviglioso dipinto. Preso totalmente dalla personale di Wotton, Dorian pende dalle sue labbra e nella sua mente rieccheggiano le parole che caratterizzano un pò tutti quelli che, come lui, vivono la giovinezza senza limiti. Si ripete che è giovane e bello, che ha diritto ad avere e a fare tutto ciò che vuole. Wotton, ormai plagio della vita di Dorian, spinge il giovane al vizio più totale, facendolo compiere anche un patto col diavolo.
Ma Dorian, come preso dai sensi di colpa, è angosciato ogni qual volta vede il suo ritratto. Passano gli anni ma Dorian è sempre un ragazzo, bello, giovane ed eterno, ad invecchiare al suo posto è il ritratto, che raffigura, ormai, un vecchio consumato dal vizio. Solo l’amore per la figlia di Henry Wotton potrà redimere il bel Dorian, annullando gli effetti del maligno.
Luis Prieto, ha scelto di realizzare una storia molto semplice, di raccontare la relazione tra due donne che appartengono a generazioni differenti ma accomunate da un grande bisogno d’amore. Ottima è stata l’idea di metterle a confronto: Allegra, diciassettenne introversa, che vorrebbe essere accolta e considerata in famiglia e in società, non ha fiducia nel mondo maschile e negli uomini in generale, Luisa, trentacinquenne confusa, con il sogno di avere una storia d’amore e una vita come tutti, al contrario, si fida quasi cecamente degli uomini. Sarà la convivenza delle due a smorzare le loro asfissianti insicurezze, le loro paure, che poi sono le stesse di tutte le donne, vivendo in modo più equilibrato e dinamico. Claudia Gerini e Chiara Martegiani sono le due protagoniste che rivendicano con voce squillante il loro diritto alla libertà e alla felicità.
Luis Prieto arrivò in Italia cinque anni fa per presentare alla Mostra del Cinema di Venezia il suo cortometraggio Bamboleho. Vinse la Menzione Speciale della Giuria e, da allora, il suo piccolo film divenne per lui un valido, nonché prezioso, biglietto da visita in Italia. Venne a contatto con la Cattleya con la quale cercò subito un progetto da realizzare insieme. Arrivò, così, Ho Voglia di Te. In seguito, decise di trasferirsi in Italia, dopo essere stato in Argentina a girare un film per una produzione spagnola e nella stessa Spagna per girare alcuni spot pubblicitari.
Capita anche nei migliori set. Si sa, certe cose non si possono prevedere. Stiamo parlando di quello che è successo sul set di Knight and Day, il nuovo film di Cameron Diaz e Tom Cruise. Due donne sono state leggermente ferite da alcuni tori fuggiti dal set del nuovo film che i due attori si apprestano a girare a Cadice, nel sud della Spagna.
Secondo l’holliwodiano reporter, sette tori dovevano ricreare alcune scene della tradizionale corsa di Pamplona, hanno preso il controllo delle stradine del centro cittadino per circa 40 minuti prima di essere ricatturati sulla spiaggia. Il sindaco della città, dunque, ha sospeso le riprese della commedia d’azione diretta da James Manhgold e che dovrebbe uscire a luglio del 2010. Al momento dell’incidente, sul set etano assenti sia Diaz che Cruise.
Un passato da regista, una vita felice e di successo, stroncata dalla cecità che ha smozzato la sua carriera. Matteo Bianco è un non vedente che ha tagliato i ponti con il suo quadro immacolato appartenente al passato, cambiando anche identità. Sotto lo pseudonimo Harry Caine, l’uomo firma romanzi, soggetti e sceneggiature. E’ ancora affascinante, un uomo che piace e che cerca di trarre il meglio dalla vita, coscente, al contempo, di avere un disperato bisogno della produttrice Judit e di suo figlio Diego.
Judit conosce perfettamente il tragico triangolo che ha visto coinvolto Matteo, il ricco Ernesto Martel e l’affascinante Lena. Harry deciderà di raccontarlo anche a Diego. Circa 14 anni prima della sua nuova identità è stato vittima di un terribile incidente di macchina sull’isola di Lanzarote che non solo gli ha portato via la vista ma anche Lena, la donna della sua vita. Da quando è diventato cieco Harry ha sviluppato tutti gli altri sensi, compresa l’ironia che è sempre a portata di mano, a fargli compagnia.
Il protagonista ha deciso di procurarsi un’autoamnesia, cercando di annientare il dolor che il passato gli procura. Solo l’amnesia può far sì che il suo nuovo volto, quello di Harry, possa godere della vita, senza dover leccare più le ferite dei trascorsi, mai guarite, ancora troppo sanguinanti.
Ha cancellato dalla sua biografia tutto quello che gli è accaduta 14 anni prima. Non ne parla più e il resto del mondo ha dimenticato in fretta Matteo Blanco, lui medesimo compreso. Ma, ironia della sorte, una notte Diego ha un incidente ed Harry decide di occuparsi di lui. Durante le lunghe notti di veglia , comincia a raccontargli la sua storia per distrarlo, così come fosse suo padre, intendo al racconto di una favola in grado di allietare i timori del suo piccolo, rimboccando le coperte di un sonno profondo e sereno.
Gli abbracci spezzati, per la regia di Pedro Almodóvar, è stato presentato all’ultimo Festival di Cannes, raccogliendo una buona raccolta di polemiche, di quelle che non mancano mai. Ma Pedro è stufo ed è subito ira che infuoca le pagine del suo sito www.pedroalmodovar.es.
La storia appassionata di Matteo Bianco è un agglomerato di passioni che Almodóvar ha al meglio sottolineato. L’intera trama è prettamente rivolta al passato e all’amore per il cinema, oltre che all’amore perduto. Ed ecco che dall’analisi attenta di questa pellicola sbuca, come ingenuo, un emblematico dubbio: chi è il vero protagonista? Matteo e la sua vita o il cinema? E’, in effetti, il cinema a narrare, a costruire le parti di questo lavoro, a montare un tale arteficio e, ancora, è il cinema a dare quella felicità che solo pochi possono aver assaporato. Una passione mai spenta.
Un grande romanzo che ha lasciato un’impronta significativa, unica nel suo genere, nel vasto panorama della letteratura ottocentesca. Quello de I Malavoglia è un capolavoro che non ha tempo, non segue mode, ma solo la logica del buon gusto. Dalla carta alla pellicola, I Malavoglia fanno la loro comparsa sul grande schermo grazie alla regia di Pasquale Scimeca.
Sono iniziati i primi ciak sul set de I Malavoglia, pellicola tratto dall’omonimo romanzo verghiano. Girato in provincia di Siracusa, nei comuni di Pachino e Portopalo di Capo Passero, il film è stato dichiarato d’interesse culturale nazionale. Le riprese sono cominciate da pochi giorni, precisamente dal 16 Novembre, e vedranno il lavoro di tanti volti nell’arco di sei settimane, terminando il 24 Dicembre.
Non solo regista, Pasquale Scimeca è parte integrante della sceneggiatura, lavoro affidato a Nennella Buonaiuto, Tonino Guerra, su soggetto di Scimeca, liberamente tratto dal romanzo di Giovanni Verga. Le interpretazioni sono realizzate da Antonio Ciurca, Omar Noto e Vincenzo Albanese, già visti in ”Rosso Malpelo” dello stesso regista e dello stesso autore letterario.
E riguardo a questo capolavoro senza rivali, Scimeca dichiara: «Fare un film tratto da uno dei romanzi più belli e importanti della letteratura europea, dal quale Visconti ha già realizzato uno dei capolavori della storia del cinema (‘La terra trema’) è una sfida da far tremare i polsi. Ma il mio approccio è diverso. Non si tratta di rifare il neorealismo ma tentare una lettura verghiana in chiave ‘tragica’, dove leggere la realtà del nostro tempo, soprattutto quella dei ragazzi del Sud, poveri e privati di qualsiasi riferimento ideale, sperduti in questa immensa periferia urbana che sono diventati i nostri territori, compresi i borghi marinari, è un dovere che l’arte e gli intellettuali dovrebbero tornare ad assumersi».
Racconta gli ultimi anni di attività dello stilista il film Valentino, The last emperor, il film documentario di Matt Tyrnauer. Il film, che ha ricevuto la massima accoglienza alla Mostra del Cinema di Venezia 2008, al Festival di Toronto e in tutto il Nord America, uscirà in versione limitata, ovvero in sole dieci sale italiane, «le più giuste», dice Matt. Il film esordisce in territorio italiano potrebbe concorrere agli Oscar per la categoria documentari o per miglior film dell’anno. «Speriamo – ha detto Tyrnauer – di rientrarci così come si dice negli Usa in queste settimane. La lista per il miglior film sarà quest’anno ampia di 10 titoli e forse un paio di documentari saranno inclusi, tra qui ci auguriamo il nostro».
La pellicola su Valentino è al centro dei dibattiti di stampa di questi ultimi giorni non solo per la limitata distribuzione, ma anche perché il progetto di un museo nella Capitale dedicato interamente a Valentino ha subito una battuta d’arresto. «Era un progetto che avevamo portato avanti con l’allora sindaco di Roma Veltroni. Poi con Alemanno c’è stato un intoppo: il comune di Roma voleva fare un museo dedicato a tutti gli stilisti. E noi a quel punto ci siamo chiamati fuori» ha detto Giancarlo Giammetti, socio di Valentino e suo compagno di lavoro e di vita da oltre 50 anni. «Non voglio fare polemiche – precisa in seguito – dico solo che quel progetto è saltato e non ce n’è un altro in Italia. Per questo abbiamo deciso di aprire un nostro piccolo museo nella casa di Valentino a Parigi».